Online il nuovo opuscolo sullo stato di attuazione delle bonifiche e della rigenerazione urbana
Online il nuovo opuscolo sullo stato di attuazione delle bonifiche e della rigenerazione urbana
È disponibile per la consultazione e il download il nuovo opuscolo informativo curato dalla Struttura del Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell'area di Taranto, guidata dal Prof. Vito Felice Uricchio. Il documento offre una panoramica trasparente sulle attività concluse, i cantieri in corso e le strategie d'avanguardia pianificate per il territorio.
L'azione di sistema punta alla transizione verso un futuro più sostenibile basato sui pilastri strategici fondati su legalità, partecipazione collettiva e innovazione tecnologica.
Lo stato di attuazione degli interventi descritto nell'opuscolo si articola attraverso i principali filoni d'intervento, pensati per ridisegnare radicalmente il volto ambientale ed economico dell'area ionica.
In questo nuovo modello, di "economia delle bonifiche", e nella relativa governance partecipata, gli interventi sono concepiti come motori di sviluppo circolare. Al centro di tutto c'è un solido patto di fiducia con i cittadini e con le imprese, alimentato e siglato attraverso strumenti concreti di democrazia deliberativa. Ne sono un esempio tangibile la Carta del Mar Piccolo, siglata nell'aprile del 2025, e il Patto per l'Ecogiustizia, una coalizione che raggruppa ben ventidue realtà associative del territorio per garantire il monitoraggio dei flussi finanziari, la trasparenza e un rigoroso controllo sociale.
Parallelamente, si registra una svolta storica attesa da oltre ventiquattro anni: la deperimetrazione del SIN di Taranto. Formalizzato con il Decreto Ministeriale del dicembre 2024 a firma del Ministro Gilberto Pichetto Fratin, questo processo dinamico punta a ridefinire ufficialmente i confini delle aree protette. In questo modo, è possibile svincolare dai gravami procedurali i territori sui quali non si sono registrate contaminazioni significative, tra cui spicca un'vasta area di circa 15,5 chilometri quadrati nel Mar Grande. Questa operazione è fondamentale per rilanciare le attività del porto di Taranto, agevolando i dragaggi di approfondimento dei fondali e facilitando così le manovre e l'attracco sia delle grandi navi portacontainer sia delle moderne navi da crociera.
Il cambiamento si misura anche e soprattutto attraverso gli interventi sul territorio e i cantieri prioritari già avviati. Presso il Cimitero San Brunone, un'area storicamente colpita dalla vicinanza all'ex Ilva, è stato affidato a Sogesid l'aggiornamento della progettazione esecutiva per la bonifica delle aree non pavimentate. Nel Quartiere Tamburi, l'attenzione si è concentrata sui più giovani con la riqualificazione e l'efficientamento energetico di cinque edifici scolastici, a cui si aggiunge l'avvio della caratterizzazione ambientale e dell'analisi di rischio per l'area dell'impianto sportivo "Atleti Azzurri d'Italia". Non meno importante è la zona PIP di Statte, dove si stanno attuando misure mirate per la messa in sicurezza d'emergenza e permanente della falda acquifera profonda, finalizzate a interrompere la diffusione degli inquinanti e a isolare le sorgenti di contaminazione.
Infine, Taranto si candida a diventare un vero e proprio laboratorio vivente della sostenibilità grazie a progetti d'avanguardia biologica e tecnologica. Il progetto MITICA, acronimo di Mitilicoltura Integrata per la Tutela, l'Innovazione e la Capacità di adattamento, introduce un modello di mitilicoltura multitrofica integrata. Qui i mitili oltre a rappresentare una risorsa economica identitaria, diventano veri e propri alleati biologici capaci di filtrare le acque e contenere la contaminazione dei sedimenti, che assieme alle alghe possono contrastare l'ipossia e gli effetti più severi della crisi climatica. Sulla terraferma prende invece vita il programma Filiere Verdi, un'ambiziosa iniziativa di biorimedio fitoassistito che si dispiega su circa 90 ettari di suolo pubblico. Sfruttando le capacità naturali di specie vegetali come la canapa, i pioppi e i girasoli, il progetto non solo decontamina i terreni e sequestra importanti aliquote di anidride carbonica, ma genera nuove filiere produttive in grado di rifornire i comparti della bioedilizia, del tessile e della chimica verde.